Architetto Francesco D'Ercole

Lapides cordaque micant

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Mission dello studio

Tutti i periodi storici, le vicende umane, gli anni che passano, gli agenti atmosferici, lasciano dei segni più o meno visibili, sulle pietre degli edifici.

LAPIDES CORDAQUE MICANT

Il motto dello studio da circa 80 anni, vuole significare proprio l’importanza data dai nostri professionisti alle singole pietre e ai materiali che costituiscono gli edifici. Le pietre come i cuori battono, hanno un’anima segreta e nascosta che soffre, vive insieme a chi in queste case, masserie, palazzi, chiese, conventi, frantoi, torri, castelli, ha trascorso la vita, amato, gioito, pianto di dolore, lavorato.
Esiste un legame profondo, invisibile ed impalpabile tra le pietre e le persone. Tra la vita che scorre, la morte che coglie chi vive nelle case e l’usura dei materiali.
Tale legame deve generare nel progettista la necessità e la capacità di intervenire con una filosofia: modificare non snaturare.
L’architetto della modernità spesso rinnega le proprie origini alla ricerca di una universalità del proprio intervento che mal si applica però all’architettura esistente: il genius loci ha caratteristiche conservatrici.

Da ciò deriva la capacità di ritrovare l’anima perduta e quindi il significato di una architettura.
Nel corso dei secoli purtroppo non tutti i periodi storici sono stati capaci di rivitalizzare o di fondare nuovamente il significato di una edificio. Sono esistiti gli sventramenti, le demolizioni dissennate, le nuove periferie luogo di alienazione: sono tante facce dello stesso approccio errato al costruire.
Essenziale appare quindi la conoscenza dell’oggetto architettonico che ci sta davanti, delle pietre che lo compongono, degli arredi quando vi sono, degli infissi, dei pavimenti e di ogni particolare che si trova in quella posizione perché qualcuno prima di noi 20, 100, 200 anni fa ha deciso la sua collocazione. Tutto ciò non vale soltanto per l’opera di restauro ma anche nel momento della edificazione di un nuovo edificio: anche il paesaggio, il lotto all’interno del quale si inserisce sono in un uno “stato attuale” frutto di un percorso secolare di stratificazione durante il quale può essere avvenuto tanto, poco, quasi niente o niente. Ognuna di queste possibili circostanze va esaminata per decidere da quale punto partire, dove mettere il primo segno della matita, porre la pietra di fondazione.
Non esiste dunque un approccio univoco al progetto: esiste il “caso per caso” che va esaminato, studiato, scoperto. Perché l’essenza, anche impercettibilmente piccola, c’è e si mostra, come la Verità, soltanto a chi ha il coraggio di cercarla.

Le parole chiave del nostro lavoro sono:

Tradizione
Genius loci
Stratificazione
Quattro dimensioni: le tre canoniche più il Tempo
Passato – Presente - Futuro
Ricordo
Storia
Polvere
Muschi e licheni
Silenzio

Sono stati selezionati alcuni progetti del nostro studio che forse meglio di altri cercano di interpretare e attualizzare il passato di un edificio con l’intervento contemporaneo: i progetti sono poi stati suddivisi e collocati sotto “Progetti per…” alcuni personaggi della cultura e della letteratura (non per questo solo architetti) che più di altri hanno saputo interpretare i concetti fin qui esposti e che con il loro lavoro e le loro opere hanno testimoniato l’amore per la Storia ed il Ricordo del Passato.

Sono:

Jean Le Fevre d’Ormesson: (1925- vivente) Accademico di Francia, scrittore, divenne notissimo nel 1974 con il romanzo A Dio Piacendo, nel quale racconta la storia di una famiglia aristocratica legata ad un maniero di famiglia. In realtà traspose quanto vissuto in prima persona per la vendita del castello di famiglia di Saint Fargeau, descrivendo quanto la storia del maniero fosse intimamente legata alla vita di generazioni e generazioni di personaggi della sua famiglia.

Orseolo Fasolo: architetto, professore per decenni di Applicazioni di Geometria Descrittiva presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Ha formato intere generazioni di futuri architetti destando in loro l’interesse per il disegno, la matita, l’architettura e la Tradizione nel senso più alto del termine. La sua imponente figura, il suo stile di “altri tempi”, la sua umanità, i suoi scritti, le sue lezioni hanno lasciato un ricordo indelebile in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.

Michel de Grèce: (1939- vivente) principe, appartenente alla casa reale greca, discendente dagli Orleàns per parte di madre, con la scrittura è riuscito a trasmettere il suo amore per la storia, per il passato, per l’Arte e per la Bellezza. Le storie della sua famiglia, la vita avventurosa dei primi anni di vita, le sue esperienze di viaggio, la sua sensibilità, lo rendono una “icona sacra” per chiunque si accosti alla vita e al futuro con uno sguardo d’amore per il passato, per i misteri della vita e per le radici. I suoi titoli più famosi sono: Ma sœur l’histoire, ne vois-tu rien venir ? (1970), La Crète, épave de l'Atlantide (1971), La nuit du Sérail (1982), Joyaux des couronnes d'Europe (1982), Grèce (1983), La femme sacrée (1984), L'envers du soleil (1984), Le palais des larmes (1988), Le dernier sultan (1991), La Bouboulina (1993), Ces femmes de l’au-delà (1995), Henri, comte de Paris, mon album de famille (1996), L'impératrice des adieux (1998), La nuit blanche de Saint-Pétersbourg (2000), Romans orientaux (2000), La conjuration de Jeanne (2002), Mémoires insolites (2004), Le ruban noir de Lady Beresford et autres histoires inquiétantes (2005), Les joyaux des tsars (2006), Le Rajah Bourbon (2007), Voices of light, in collaborazione con Marina Karella (2012), Une promenade singulière à travers l’Histoire (2012).

Mario Praz: (1896-1982) scrittore, critico d’arte e letterario, esteta, laureato in giurisprudenza e poi in letteratura, si accostò al mondo della letteratura inglese. Visse in Inghilterra, in Spagna ed infine a Roma dove divento professore di lingua e letteratura inglese. La sua casa romana, ricostruita nel palazzo Primoli di Roma e descritta nel suo “La casa della vita” sono un emblema della sua passione per la Bellezza e dell’amore per il passato. Luchino Visconti si ispira alla sua figura per il personaggio del professore recluso nel suo palazzo nel film Gruppo di famiglia in un interno. La sua bibliografia è vastissima, spaziando dalla letteratura, all’estetica, all’arredamento, all’arte. Si riportano qui solo alcuni titoli: Poeti inglesi dell'Ottocento (1925), Penisola Pentagonale (1926), La Carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica (1930), Studi e svaghi inglesi (1937), Viaggio in Grecia. Diario del 1931 (1943), Gusto neoclassico (1939), La crisi dell'eroe nel romanzo vittoriano (1952), La casa della vita (1960), Mnemosine (1971), Il patto col serpente (1972), Il giardino dei sensi (1975), Panopticon romano secondo (1978), Perseo e la Medusa (1979), La filosofia dell'arredamento (1981), Il mondo che ho visto (1982).

Marcel Proust: (1871-1922) scrittore immenso, da tutti i punti di vista, viene qui ricordato per la sua monumentale “Alla ricerca del tempo perduto” uscita in sette volumi tra il 1913 e il 1927. Le sue parole, il suo senso del Tempo, il Ricordo, le sue atmosfere, la sua capacità di comprendere, analizzare il passato, sono alla base della filosofia del nostro lavoro.

Vita Sackville West: (1892-1962) appartenente ad una delle famiglie aristocratiche più importanti del Regno Unito, figlia unica di Lord Sackville, fu scrittrice di successo. Insieme al marito, il diplomatico Harold Nicolson, creò uno dei più visitati giardini nel Kent, il castello di Sissinghurst. Nacque e visse nel castello di Knole fino a quando per motivi legati a leggi successorie che privilegiavano il ramo maschile della famiglia a lei, dovette lasciarlo al cugino. Il dolore per la perdita di Knole fu un peso che portò dentro di sè per tutta la vita tanto da riaffiorare continuamente, anche in maniera velata, nelle sue opere.

Virginia Woolf: (1882-1941) una delle più grandi scrittrici del XX° secolo, animatrice del circolo di Bloomsbury, dedicò tutta la sua vita alla scrittura. Le sue opere e il suo metodo di scrittura sono fondamentali per la comprensione dell’essenza stessa della vita. La sua potente capacità di introspezione psicologica dei personaggi la rendono una icona della capacità di muoversi nello spazio e nel tempo, attraverso i pensieri e i ricordi dei suoi personaggi. Capacità questa, di “fluttuazione nel tempo” importantissima per un architetto che si accosta ad un edificio storico che ha alle spalle intere generazioni di uomini e donne che in quelle mura hanno vissuto, sofferto, amato, condizionando la vita delle pietre di cui essi sono composti. Capire l’edificio che si ha davanti significa proprio coglierne il significato che viene fuori dalla conoscenza della sua storia.